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» 12settembre2017

I viaggi in Italia di Antonio Sferlazzo e Renata Kostelnikova su "VINOTEKA"

Antonio Sferlazzo è un giornalista italiano ed esperto di vino; Renata Kostelnikova è una consulente di viaggio free-lance e tour operator da Zlin, in Moravia, che ha vissuto dal 2000 in Toscana; insieme organizzano tour di vino personalizzati in tutta l'Italia per gli appassionati di vino cechi e slovacchi e scrivono articoli su vini italiani e fiere enogastronomiche su VINOTEKA, testata leader di settore in Slovacchia. Di seguito il link dell'articolo:

https://vinko.sk/zo-sveta/putovani-po-italii-s-renatou

Vi proponiamo inoltre la traduzione dell'articolo in italiano:

I viaggi in Italia di Antonio Sferlazzo e Renata Kostelnikova 

Prima tappa: viaggio nel profondo Sud d'Italia, alla scoperta del Negroamaro e Primitivo, i vitigni principi del Salento, l'estrema punta meridionale della Puglia. Non più utilizzati come mosto per tagliare importanti vini di altre regioni d'Italia, o come vino da tavola di basso costo, ma finalmente, per produrre, spesso da vigne quasi centenarie, grandi vini espressione di un territorio unico nel panorama viti-vinicolo italiano.

Immerso nell'azzurro del cielo e dei due mari, l'Adriatico e lo Jonio, che lo circondano, il Salento, la parte più meridionale della Puglia, è una lunga e stretta striscia di fertile terra, che rappresenta il "tacco dello stivale" a cui la penisola Italiana assomiglia; una distesa a perdita d'occhio di vigneti e maestosi oliveti secolari.

Purtroppo in alcune zone, per ora ristrette, gli olivi sono da qualche anno minacciati, sembra da un batterio, la xilella, arrivato non si sa da dove, che ne provoca il rapido disseccamento, minacciando seriamente la sopravvivenza degli oliveti Salentini. Per contenere l'epidemia, gli agricoltori, fra mille polemiche, sono costretti ad abbattere e bruciare tutte le piante delle aeree infettate, anche quelle apparentemente sane, con un danno enorme sia economico che paesaggistico.

Fortunatamente la maggior parte degli oliveti è ancora intatta ed è possibile rimanere incantati al cospetto di queste gigantesche sculture viventi, dalla chioma maestosa e dal tronco che spesso, ha preso le forme di esseri mitologici e terrificanti, con la pelle ricoperta di squame come dei rettili preistorici. Quà e là, negli oliveti, svettano antiche costruzioni in pietra bianca, a forma tronco-conica, nei secoli ricovero temporaneo di uomini, bestie e attrezzi. Sono chiamati anch'essi "trulli", come quelli a punta conica, ben più famosi e divenuti simbolo della Puglia, che caratterizzano più a nord, la suggestiva Valle d'Itria, tra Martina Franca, Locorotondo e Alberobello: un tempo misere case dei contadini e ovili per le pecore, oggi in gran parte trasformate in esotiche e lussuose residenze private da stranieri provenienti da tutto il mondo, oppure in pittoreschi alberghi o Bed&Breakfast, molto ricercati dal turismo più sofisticato.

Proprio quest'estate anche la pop star americana Veronica Ciccone, alias Madonna, origini e nome pugliese, ha trascorso le vacanze in una delle tante "masserie" del Salento, le antiche fattorie fortificate in stile arabo-spagnolo, dove, a ritmo di "pizzica", sicuramente inebriata dal buon vino pugliese, si è scatenata in una sfrenata e dionisiaca "taranta", il tradizionale ballo popolare Salentino, ormai famoso in tutto il mondo.

Le "masserie" hanno costituito fino a pochi decenni fà, il punto nevralgico dell'economia agricola della Puglia. Erano il centro di raccolta di tutti i prodotti agricoli: dal grano, all'uva, alle olive che venivano spremute in locali chiamati "ipogei" (dal greco antico, sotto terra) costruiti appunto sottoterra per beffare la legge che imponeva una tassa su tutto quello che veniva prodotto "sopra" la terra... uno patrimonio architettonico storico di inestimabile valore e bellezza, non più utilizzato a scopo agricolo, ma, dopo accurato restauro, risorto a nuova vita e destinato alla ricettività turistica. Un po' come è successo con le case dei contadini in Toscana, quasi tutte trasformate in agriturismi e resort di lusso.

Come la Sicilia, anche il Salento è stato da sempre il serbatoio di uva da tavola, di vini di bassa qualità e basso costo per i mercati del Nord; e soprattutto di mosto da taglio utilizzato per innalzare.... sembra anche oggi, la gradazione di tanto Chianti, Brunello o Amarone. Le cantine venivano costruite addirittura accanto alle stazioni ferroviarie, o viceversa, e ogni anno, vagoni cisterna carichi di milioni di ettolitri di vino sfuso e di mosto, prendevano la via del Nord d'Italia; per non parlare in questa sede di tanto l'Olio d'Oliva Extra Vergine Toscano, fatto in realtà con le olive pugliesi...

Oggi però, dopo decenni di ricerca e sperimentazione, la situazione è radicalmente cambiata. Grazie alla tenacia, la passione di giovani imprenditori, molti dei quali donne, a capo di aziende di piccola o media dimensione come quelle che abbiamo visitato, i vini del Salento, e in genere della Puglia, si sono conquistati un posto autonomo nel mercato, riuscendo ad intercettare i gusti di un pubblico, Italiano ed internazionale, sempre più esigente, preparato, attento alle novità e incuriosito dai vitigni autoctoni e dai vini espressione del territorio. Come il Negroamaro o il Primitivo, presenze ormai d'obbligo nella carta dei vini dei migliori wine bar, enoteche e ristoranti di tutto il mondo, al pari del Chianti o del Brunello. E questo non ostante si tratti di vini potenti, corposi, con aromi intensi spesso fruttati, con notevole residuo zuccherino e alta gradazione.

Ma paradossalmente proprio queste sono le caratteristiche che hanno determinato il successo di un vitigno come il Negroamaro, che, vinificato in purezza, come il Cento su Cento di Castel di Salve, azienda storica a Depressa di Tricase, non lontano da Santa Maria di Leuca, punta estrema della Puglia, risulta essere quasi un vino da meditazione. E' bene chiarire infatti che il Negroamaro, non deriva il suo nome dal suo gusto (amaro), ma dalla ripetizione della parola nero in due lingue: niger in latino e mavros in greco antico, trasformatosi nel dialettale maru.

Più facile da abbinare al cibo, ci è sembrato il Cento su Cento da uve di Primitivo, sempre in purezza, l'altro vino di punta di Francesco Winspear, pronipote di Antonio, fondatore nel 1885 dell'azienda Castel di Salve. Un vitigno questo, tradizionalmente coltivato nella zona nord-occidentale del Salento, tra Taranto e Manduria, tant'è che il nome della città viene abbinato a quello del vitigno, identificato da sempre come Primitivo di Manduria, perchè da lì passava come dicevamo, la ferrovia. Sembra probabile che questo vitigno, così chiamato per la precoce maturazione della sua uva, la "prima" ad essere vendemmiata a fine Agosto, sia arrivato in Puglia dalla non lontana Croazia, ed è infatti geneticamente imparentato con lo Zinfandel, altro vitigno croato, pare importato in California proprio da immigrati pugliesi.

Altri produttori, riducendo i giorni di macerazione sulle bucce, cercano invece di esaltare sia la sapidità, che il Salento, un terroir stretto tra due mari, impregnato del salmastro (aereosol marino carico di sale) che i venti trasportano, naturalmente conferisce alle uve; sia l'eleganza dei tannini che rendono i vini pugliesi, adatti ad un lungo invecchiamento. E' il caso del Nativo e del Piutri, due Negroamaro in purezza, piacevolmente speziati, dell'azienda Duca Carlo Guarini di Scorrano, che da secoli produce vini nel Salento, valorizzando i vitigni autoctoni. Gli antenati Normanni di Giovanni Guarini, l'attuale proprietario che ha riconvertito tutti i 70 ettari di vigneti al biologico, arrivarono in Puglia nel 1065dc con i Crociati, di passaggio verso la Terra Santa, e al ritorno vi si stabilirono.

Nella stagione calda, in Salento particolarmente lunga, l'azienda Duca Carlo Guarini accoglie i wine lovers, nelle storiche cantine del 1700 e in un esotico giardino arabeggiante, all'ombra di un pergolato, dove, inebriati dalla "zagara", il profumo degli aranci in fiore, i visitatori possono degustare i tanti vini espressione del territorio, come Vigne Vecchie, un eccellente Primitivo in purezza, ma anche un "ammaliante" Malìa e Malìa Rosa, da uve Malvasia Nera, altro vitigno autoctono del Salento, vinificata sia in rosso che in rosato. Un tipo di vino, il rosato, largamente diffuso in Puglia, per la sua freschezza, la buona acidità, la gradazione più contenuta, la facile beva, che lo rendono particolarmente adatto alle temperature estive di questa regione, e al pesce, di cui la cucina regionale pugliese è ovviamente ricca.

Negli altri 700 ettari di cui l'azienda Duca Carlo Guarini dispone, oltre ovviamente all'Olio Extra Vergine d'Oliva prodotto da ulivi secolari, alcuni vecchi di 600 anni, produce anche una linea di "sfiziosi" prodotti dell'orto e del frutteto, come pomodori, carciofi, peperoni, cipolline e ovviamente olive, che conservati sott'olio, possono essere assaggiati durante la degustazione dei vini, insieme ai gustosi formaggi locali.

Risalendo il Salento verso Nord-Ovest, dopo aver ovviamente visitato la magica Otranto, a picco sul mare, Galatina, perla del Barocco salentino, e ovviamente Lecce, che del Salento è la capitale, si arriva a Salice Salentino, piccolo borgo che da il nome alla piccola omonima DOC, un blend di Negroamaro con una piccola aggiunta Malvasia nera.

Le principali cantine che producono Salice Salentino sono però localizzate a Guagnano, poco distante da Salice, come Feudi di Guagnano, il cui Cupone, una riserva da vigne di 50 anni coltivate ad alberello, dal carattere austero, ci ha favorevolmente colpito. Un piccola-media azienda da 250.000 bottiglie, fondata di recente da quattro amici, con il nobile proposito si salvare dall'abbandono gli antichi vigneti ad alberello, che i vecchi contadini non coltivavano più. La particolare cura nella produzione, dalla vigna alla cantina, si riflette anche nelle altre riserve come il Nero di Velluto, con note speziate di pepe e tabacco, in bocca avvolgente e appunto "vellutato", un cru di Negramaro in purezza, prodotto solo nelle migliori annate in 10.000 bottiglie numerate a mano da una singola vigna del 1935; o come il Pietrafinita, un Primitivo in purezza, da uve fatte appassire per un mese in casse di legno, come si fa in Valpolicella con l'Amarone. Da segnalare infine una piacevole sorpresa che questa azienda ci propone: il Vegamaro, il primo vino vegano nella storia delle viticoltura mondiale; vino giovane, sapido e speziato, di facile beva, prodotto da uve Negroamaro, senza l'utilizzo di alcuna sostanza di origine animale.

E per finire in "bellezza", proseguiamo ancora verso Ovest, dove tra Manduria e Taranto, a pochi chilometri da un bellissimo mare cristallino e turchese, le "belle", giovani, simpatiche e soprattutto intraprendenti sorelle Gianfreda, figlie d'arte, quinta generazione di una famiglia di vignaioli, hanno preso in mano le redini dell'azienda di famiglia, l'Antica Masseria Jorche, a Torricella.

La più grande, Dalila, laurea in Management Aziendale alla prestigiosa Università Bocconi di Milano, si occupa del commerciale, dell'amministrazione dell'azienda, ma anche dell'ospitalità dei turisti nella storica masseria, una bella costruzione del '600, risalente al periodo della dominazione spagnola. Una base ideale per una vacanza al mare ma anche per scoprire le tradizioni eno-gastronomiche del Salento. Nel suggestivo ipogeo sotterraneo, un tempo adibito a frantoio per produrre olio per le lampade, è stato ricavato infatti il ristorante dove gli ospiti possono scoprire i sapori della tradizionale cucina locale, accompagnati dai vini dell'azienda, ma anche la "pizzica" e la "taranta", ovvero la musica, i ritmi e le danze tradizionali del folk Salentino, dichiarate dall'UNESCO patrimonio dell'Umanità, che la stessa Dalila, una volta alla settimana, esegue con passione, insieme al suo gruppo musicale, per gli ospiti della masseria.

Emanuela, la più giovane, laureata presso la famosa scuola di Enologia e Viticoltura di San Michele all'Adige, in Trentino, unica enologa donna della Puglia, segue le vigne e la cantina; una moderna e tecnologica costruzione, al centro dei 6 ettari di vigneti impiantati di recente a due chilometri dal mare, su una terra rossa, ricca di ossidi di ferro, tutto l'anno inondata dalla luce di un caldo sole quasi africano, che solo la brezza marina riesce a mitigare. Qui si producono i vini più giovani, come Soltema e Caleido, rispettivamente Primitivo e Negroamaro in purezza, ma anche un piacevole bianco, blend di Fiano e Bianco d'Alessano, vitigno autoctono quasi scomparso, che Emanuela con passione sta reintroducendo. Pochi chilometri più all'interno, verso Manduria, si trovano invece le vigne di oltre 40 anni coltivate ad alberello, simbolo della storia viticola del Salento, dalle cui uve si produce un'ottima riserva di Primitivo, con un buon equilibrio tra tannini, acidità e intriganti sentori di spezie.

Ma soprattutto, "dulcis in fundo" il vino che in questo viaggio, più di tutti ci ha emozionato: Lo Apu, del cui nome solo Dalila, quando visiterete Jorche, sarà in grado di raccontarvi la divertente storia (in realtà è quel diabolico triciclo a motore con rimorchio, ronzante appunto come un Ape, largamente utilizzato dai contadini nelle campagne di tutt'Italia). Lo Apu dunque: un Primitivo di Manduria in purezza, dolce naturale, da uve di un singolo vigneto di 70 anni, naturalmente appassite sulla pianta dal caldo del sole; un vino da fine pasto o meditazione, dove acidità e dolcezza si fondono in un inebriante nettare divino, quale, immaginiamo, deve essere stato il vino che gli antichi Greci e Romani, che nell'antichità avevano colonizzato queste terre, non disponendo di tecniche di invecchiamento e conservazione, dovevano necessariamente produrre.

E così anche noi, alla fine di questo viaggio, come in un antico Baccanale, entrati in trance a ritmo della Taranta, abbiamo invocato Bacco e Dioniso, divinità del Vino, che a bordo del loro magico Apu, ci hanno condotto via, su in alto, per un attimo lontano dalla cruda realtà, verso il Divino e il Trascendente.

Se anche voi volete conoscere quest'ebrezza, contattateci, vi condurremo alla scoperta della Puglia e dei suoi grandi vini.

www.italiecestovani.com , contact@italiecestovani.com , +39 333 6478242



L'ospitalità ANTICA MASSERIA
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